Sassismo in Valle Brembana

La prima volta che mi trovai con le mani sulla roccia fu quando mio padre mi portò sulla "Baroni" al Diavolo; avevo poco meno di dodici anni. Quando si trattò di firmare il libro di vetta dovetti aspettare circa un'ora, per calmare la paura che mi faceva tremare così tanto le mani da non riuscire nemmeno a scrivere il mio nome. Per l'orgoglio dissi a mio padre che tremavo dal freddo. Giurai a me stesso di non ripetere mai più un'esperienza così traumatizzante, non sapendo cosa la vita mi avrebbe riservato più avanti. Qualche anno più tardi, fu anch'io rapito dal desiderio di cimentarmi nelle eroiche imprese e quindi di intraprendere il faticoso cammino che i primi arrampicatori valligiani avevano tracciato, con tanto ardore, nelle domeniche alternative e anticonformiste. Le esperienze raccolte nelle arrampicate del dopo lavoro, mi hanno aiutato a comprendere quanto sia difficile per chi, abitante nelle nostre zone, voglia allenarsi per rendere le uscite domenicali meno traumatiche e quindi meno pericolose. Se gli orridi della Valle Taleggio fossero di granito, ad esempio, avremmo in casa una palestra che farebbe senz'altro invidia ai Lecchesi e non avrebbe nulla da invidiare alle palestre della Val Masino.
Se avessimo tutta la valle di un calcare migliore di quello che ci ritroviamo, avremmo una concentrazione di falesie simile a quella delle coste liguri; tutto il lato sinistro (salendo) del rettilineo dei Piani di Scalvino sarebbe una palestra d'ardimento eccellente per tutti i gusti e le stagioni.
Pizzo del Diavolo e Diavolino


Purtroppo la qualità della roccia ci fa ritrovare nelle calde serate estive in quel di Sottocorna, comodissima palestra di San Pellegrino Terme, ma che offre ben poco per i medi arrampicatori e quinto gradisti vari. La possibilità di tenersi in allenamento è ancora più precaria quando il compagno che fa sicura fa il turno del pomeriggio e non si fa vedere fino alla prossima settimana, oppure perché fa scialpinismo fino a giugno, periodo nel quale vorrebbe già "tirare forte". Il mio irrefrenabile desiderio di arrampicare mi ha portato, quindi, a dedicarmi molte volte al sassismo, pratica sconosciuta tra i valligiani, ma in voga altrove, dei tempi della famosa scuola di Monaco. Il sassismo è l'allenamento più divertente, un sasso di modeste dimensioni e un po' di fantasia permettono di simulare i passaggi più duri delle lontane vie dolomitiche, magari ad un solo metro da terra. Si pratica generalmente slegati, senza l'ausilio di assicurazioni che tolgono l'armonia del gesto.

Ecco, di seguito, i luoghi che ho scoperto più interessanti, nelle mie solitarie passeggiate e che permettono di poter arrampicare in ogni stagione, da solo o in compagnia, senza rischiare la pellaccia ogni volta che si azzarda un passo più duro delle nostre possibilità. Le cave abbandonate di Stabello, ad esempio, sono a terrazze, e quindi permettono un facile accesso dal basso; offrono itinerari più o meno interessanti secondo la friabilità della roccia. Due o tre tiri sono anche spittati, l'unica nota a sfavore non è dei più poetici, forse un po' tetro, ma merita senz'altro una visitina. Per gli amanti del sole a tutti i costi, c'è invece la patria del sassismo di valle, dove senz'altro la poesia non manca e dove il calcare è splendido: i Pimpoli di Carubbo.

Per raggiungere i Pimpoli basta imboccare la strada che dal centro di Zogno porta verso S. Antonio Abbandonato, dopo qualche curva, un cartello indica Carubbo, e con trecento metri di sterrato si arriva in fondo alla strada. Si lascia la macchina educatamente e s'imbocca il sentiero in discesa, trovando sparse per i prati delle bellissime guglie monolitiche salibili con difficoltà a scelta. La più alta è di circa dieci metri e si può salire da ogni fronte, le altre, più piccole, offrono in ogni caso un divertimento assicurato. L'arrampicata è generalmente atletica, i Pimpoli salgono verticali o strapiombanti, ma non manca di certo qualche passo più tecnico dove sviluppare l'equilibrio e l'uso dei piedi.

Rifugio G.E.S.P.
E' di casa l'ospitalità , ma contraccambiata dal rispetto del luogo. Chi volesse fare invece una passeggiata più lunga, può continuare la strada fino a S. Antonio Abbandonato, da dove si imbocca il sentiero per il Monte Zucco , e troverà nei pressi del Rif. GESP altrettanti sassi sparsi qua e là, che permettono un dopolavoro "quasi in ambiente".


Salendo per la valle ci si può soffermare sul lato sinistro del rettilineo fra Ambria e S. Pellegrino Terme , dove piccoli sassi calcarei escono dalla ripidità del luogo, per un'arrampicata da sabato pomeriggio, presto, però, perché il sole non aspetta di certo i ritardatari. Il luogo non è molto frequentato, e quindi la pulizia della roccia non è mai garantita. Salendo, si arriva a S. Pellegrino Terme , e la falesia di Sottocorna non riserva molte possibilità per chi vuol arrampicare slegato, quindi, i locali, conoscono tutti la famosa chiesina. Non descrivo come ci si arriva, per non incorrere in scomuniche, ma chi si volesse informare, troverà una piccola chiesetta in pietra, abbastanza frequentata, dove ci si può sbizzarrire percorrendone il perimetro a quota desiderata, incontrando anche passaggi di sesto grado. Si troveranno tracce di magnesite persino a diversi metri da  terra, ma nessuno impedisce di rimanere a poche decine di centimetri dal morbido tappeto erboso che la circonda. Pratica decisamente sconsigliata durante le, seppur rare, funzioni religiose.

San Giovanni Bianco offre zone meno accessibili ma più affascinanti dal punto di vista ambientale per questo genere di attività. Ad esempio, il sentiero che dalla frazione Pianca che porta a Cantiglio, è tempestato di sassi calcarei, purtroppo, spesso, di dubbia compattezza, però l'ambiente solitario e soleggiato fino al tardo pomeriggio ne ha fatto un luogo a me caro tanto da ritardare spesso il rientro per la cena. Se il lavoro permette, un giorno si può persion raggiungere "la città dei sassi" nei pressi del Rifugio dei volontari del soccorso, sul Monte Cancervo. Per chi volesse informarsi meglio, esiste un sentiero poco frequentato, ripido ma velocissimo, che da sopra la frazione di Brembella, permette di raggiungere il luogo in quaranta minuti circa. Anche qui si tratta di calcare strepitoso, pulitissimo e divertentissimo, dove un volenteroso, qualche tempo fa, ha perfino spittato un tiro. Mi è capitato, a volte, di arrampicare persino nei pressi della cava di Cespedosio, raggiungibile sia da San Giovanni Bianco , seguendo le indicazioni dopo la frazione Pianca, sia dai Piani di Scalvino, dove, dopo alcuni stretti tornanti la si raggiunge comodamente.

Si tratta di roccia chiaramente minata, e quindi molto pericolosa, ma grazie alla facilità di accesso mi ha consentito di arrampicare spesso al sole anche a pomeriggio inoltrato. Lo stesso discorso vale per la Cava della Portiera, ancora più soleggiata, nei pressi della falesia -  che merita una visitina - si trovano strutture simile a quelle di Cespedosio e la si raggiunge dalla strada statale all'altezza di Camerata Cornello. Tempo fa, con l'amico di Domenico, si è tentato di tracciare un paio di tiri nei pressi di quel lungo camino che si vede dalla strada, ma ci siamo calati fra le scariche di sassi abbandonando l'incauta iniziativa. Proseguendo per la valle, il sassismo perde un po' la sua forma primaria, nel senso che ovunque ci si trovi, in zone montane, è possibile praticare quest'attività, quindi parlare di luoghi interessanti, a questo punto, non ha più molto significato.

Ad esempio, nella zona dei Piani di Bobbio , ai piedi dello Zuccone Campelli , si può arrampicare slegati a pochi centimetri da terra su tutto lo zoccolo che anticipa la parete esposta a nord, e così ai piedi dello Zucco di Pesciola e dello Zucco Barbisino. Oppure, nella zona del Rifugio Benigni, con assenza di neve, il divertimento è assicurato sia per chi volesse esagerare, sia per chi, alle prime armi volesse, invece, cimentarsi muovendosi su facile terreno con difficoltà che non supera il quarto grado. Qui mi fermo, perché più ci si sposta in alto e più le possibilità di praticare il sassismo aumentano, quindi esso perde il suo significato. Questa pratica, chiamata anche comunemente "boulder", è nata proprio come surrogato cittadino alle grandi pareti, oppure, in zone montane come alternativa nei momenti di cattive condizioni metereologiche, come ad esempio "la città dei sassi" ai piedi del Sassolungo, nella zona del Passo Sella. In Valle Brembana , ho fatto anche esperienze particolari, che raccomando ai più irriducibili, quali percorrere tutto il traverso del muraglione in sasso, che parte dal bivio per Ornica e arriva fino alla galleria in direzione Valtorta, oppure risalire le vallette dei nostri boschi quando sono in periodo di secca, dove i sassi sono molto arrotondati e si possono perfezionare le tecniche di aderenze. La fantasia aggrovigliata alla necessità e ai desideri irrefrenabili, conduce al divertente gesto di muoversi in armonia con l'ambiente circostante in qualsiasi stagione dell'anno. Recentemente, nelle grandi città d'arte italiane, si è sviluppata questa attività, svolta sulle strutture in pietra dei monumenti e degli edifici storici. Qualche mese fa, a Verona ed anche a Venezia, alcuni climber sono stati multati perché si arrampicavano sui muri di chiese e cattedrali. Forse non è necessario arrivare a tanto spettacolo, dove finisce l'esibizionismo inizia la ricerca silenziosa e meticolosa dell'equilibrio fisico e mentale per trarne beneficio personale da trasmettere con gioia a chi ci sta intorno. Buon divertimento!



Tratto dall'Annuario del C.A.I. alta Valle Brembana di  Paolo Begnis


Sussia abbandono o rinascita. Sussia e' un' antica frazione sopra San Pellegrino Terme raggiungibile percorrendo un'ora di mulattiera.
La storia della Valle Brembana il primo fu Antonio Baroni, la celebre guida di Sussia.
Via Mercatorum il Turismo Ŕ ambiente, cultura, scoperta e curiositÓ: le montagne della Valle Brembana.
Insediamenti in Valle Brembana vorrei esporre le mie idee riguardo alla popolositÓ dell'alta Valle Brembana.
La nostra Valle Brembana la radio ce l'hanno in pochi, quasi nessuno. Ma la notizia corre subitanea su e giu' per le valli.
Monte Cavallo Ŕ proprio di una piccola finestrella situata sulla facciata Nord.
Vita nel Rifugio Benigni ...Ŕ una giornata tiepida, il sole splende e la vista sulle montagne della Valtellina.
Vagabondando Brembano cammino, nessuno sulla montagna, nessuno per la Valle Brembana.
Le mani sulla roccia se non ero in Grigna, ero in Val Brembana dove i miei avevano una casetta per le vacanze.
Il Cervo patrimonio faunistico della nostra Valle Brembana.
Riannodando quale vecchio filo fu mentre salivamo per la valle di Armentarga al passo di Valsecca verso il rifugio Brunone.
Escursione al Monte Aga ci alziamo di buon ora, la nostra meta quest'oggi Ŕ il Monte Aga in alta Val Brembana.
Contadini e valligiani gli enormi pred¨ che fanno da tetto agli antichi ricoveri della Valle d'Inferno.
Pagliari, la memoria nella pietra un Borgo Antico, fra i meglio conservati nella sua architettura rustica.
Un tuffo nel passato chi in queste poche righe cerca la cronistoria della Sottosezione alta Val Brembana.
Antiche vie di Comunicazione parlare ancora oggi della "Via Priula", dopo le numerose ricerche storiche.






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