Sussia di S. Pellegrino Terme abbandono o rinascita
di Pietro Pesenti (Tocio)

Sussia e' un' antica frazione sopra San Pellegrino Terme raggiungibile percorrendo un'ora di mulattiera; questa località, che avrebbe dovuto essere collegata alla Vetta, e' rimasta invece isolata ed abbandonata, nonostante promesse e progetti poi ostacolati o accantonati; esiste ancora un importante e validi studio fatto dal compianto Geometra G. Pesenti (nativo di Sussia), e tutta la documentazione e' depositata da molti anni in comune di San Pellegrino Terme ed in Comunità Montana.
La linfa vitale per Sussia puo' essere solo una strada agrosilvopastorale, in pratica si dovrebbe allargare la mulattiera per far arrivare sul posto macchine agricole e materiali edili per salvare, dove e' possibile, le antiche case e stalle dislocate nella zona, i pascoli sono ancora utilizzati per l'alpeggio estivo con evidenti disagi

ma i boschi, i sottoboschi e le sorgenti sono al limite del degrado e del pericolo, per cui solo l'intervento dell'uomo puo' riparare certe ferite dell'incuria. Pur rispettando rigorosamente le caratteristiche del posto e le giuste istanze di chi si preoccupa del verde e dell'antichità, Sussia puo' avere un futuro come agriturismo e come punto di ritrovo per magnifiche e salutari escursioni. La chiesetta dedicata a S. Michele, grazie a vari interventi di volontari, viene mantenuta in buono stato, ma necessita sempre di costanti cure, specialmente per il tetto. Due coniugi settantenni salgono fin lassu' e curano con passione il decoro interno della chiesetta e dell'antica e esigua casetta del prete. Qui oltre alla festa di S. Michele il 29 Settembre, ogni volta che passa un sacerdote e si rende disponibile si celebra una Messa...... e Sussia vale sempre una Messa.! Uno scampanio e i dintorni si rianimano. Da 4 anni poi, nel periodo Natalizio, si organizza un Presepio Vivente e nonostante i disagi dovuti al freddo ed alla neve, la gente partecipa sempre piu' numerosa. A fianco della chiesetta sorgeva una volta una piccola scuola elementare, ora diroccata che ha funzionato fino al 1920 circa; in seguito i ragazzi sono stati mandati a scuola a Catremerio poi, ancora giovanissimi, sono espatriati in cerca di lavoro.

Ora, ammesso che prima si allarghi la mulattiera che arriva a Sussia, si vorrebbe ricostruire la scuola per adibirla come bivacco-museo dedicato alla guida Alpina Antonio Baroni (1833-1912) che qui e' nato ed ha vissuto. Con la collaborazione di chi vuol dare la propria disponibilità, si vorrebbe pubblicare un opuscolo dove possono essere ricordate le imprese di questo famoso quanto semplice e tenace montanaro, pioniere sul Sentiero delle Orobie, ma anche guida esperta su molte altre vette alpine.
Nello stesso opuscolo, oltre alle vecchie foto, stampe e documenti, oltre che la storia di Sussia, non certo priva di avvenimenti interessanti per eventi storici e bellici, ad esempio il Castello della Regina, montagna che sovrasta Sussia che viene ricordata, non solo come una favola per un rifugio di Teodolinda e per un tesoro ancora nascosto in un affranto inaccessibile, ma anche per documenti che testimoniano reali avvenimenti e conflitti tra Guelfi e Ghibellini; in anni piu' recenti Sussia e' stato un rifugio per i partigiani della Valle Brembana . Ancor prima la gente del posto per sopravvivere fu costretta a scendere o ad espatriare abbandonando a malincuore la terra natia.

Tornato il tempo di pace Sussia divenne una meta ambita non solo dagli escursionisti, speleologi, o ricercatori di quarzi, ma soprattutto per cacciatori, ed allora ogni capannista si preoccupo' che i propri dintorni fossero ben curati, la Parrocchia stessa era proprietaria di un bellissimo roccolo che in seguito fu tagliato; negli ultimi anni pero', per varie ragioni la maggior parte dei cacciatori si e' estinta ed a depositato le armi, anche la selvaggina stanziale e migratoria, assediata dall'inquinamento e mancando l'uomo e le coltivazioni, sembra abbia preferito altri percorsi. In Sussia e' così continuato un lento e inesorabile degrado delle case antiche, dei pascoli, delle fontane, dei boschi e dei sentieri......
Uno degli ultimi contadini rimasti lassu' a combattere per avere una strada e salvare la sua terra e' stato Michele Baroni (Nicolèt), nipote della guida alpina, era molto conosciuto e ben voluto per la sua ospitalità, per il suo carattere esuberante, per i suoi modi rustici ma spontanei ed affettuosi, spese tutt una vita per la sua Sussia. Aveva settantatrè anni ed era ancora un uomo forte ed intraprendente, pieno di speranze quando un elicottero del pronto soccorso, chiamato da un suo amico medico, lo prelevo' dai suoi pascoli e lo porto' all'ospedale; dopo un periodo di degenza, visto che il male ormai era inesorabile, chiese di essere riportato sulla sua montagna che dall'elicottero vide per l'ultima volta, ma senza quella strada che era sempre stata il suo sogno.
Soffrendo si spense nella sua casa di Sussia (Dicembre 1992). Sono gia' passati 8 anni dalla sua scomparsa, ma non si sono ancora mantenute le promesse che a lui erano state fatte gia' 40 anni prima. In questi anni sua moglie Caterina, una donna affabile, schiva, silenziosa e instancabile e' sempre rimasta sola lassu', sola perche' il figlio cinquantenne va e viene tutti i giorni a piedi perche' lavora in un azienda del paese. Lassu' devono accudire ai loro animali, mantengono due asini che utilizzano per il trasporto di tutto quello che occorre. La domenica davanti a casa loro passano tanti escursionisti, alcuni approfittano di una breve sosta per passar parola, per dir loro bravi e fortunati di vivere in un mondo incantevole, ma non basta per loro un saluto, un sorriso una stretta di mano amichevole per ripagarli dei loro disagi, delle loro fatiche e della loro solitudine. Un giorno anche Gianni con sua Madre decideranno forse di stabilirsi in Paese, e' comprensibile, e Sussia avra' perso ancora tanto ma tanto di piu'!

E' rimasta ancora una speranza, si sta' formando un gruppo di volontari "Amici di Sussia" provenienti dall'Ass. Alpini, dal GESP, dal CAI, alcuni amministratori piu' sensibili ai problemi della montagna, escursionisti innamorati di questi luoghi, ognuno secondo le proprie possibilità vorrebberendersi utile ed operativo per un comune amora alla montagna. Il primo passo resta comunque la realizzazione in tempi brevi della strada agrosilvopastorale, per questo gli amici di Sussia intendono sollecitare gli enti e le autorità proposte al problema, contando anche sulla piena disponibilità dei proprietari. Gli innamorati ed i volontari per salvare la montagna ed in questo caso Sussia non mancano, gli amici, pochi o tanti che siano, bisogna dare la possibilità di dimostrarlo.

La montagna ha bisogno di cure e va salvata per il bene di tutti, anche se siamo in un'era di globalizzazione, di Internet e di diavolerie benefiche o malefiche, la montagna e' vita e salute anche per chi la vede col binocolo o con il telecomando... per questo e' indispensabile difendere e sostenere chi la abita e la cura con fatica e passione.....!!

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