di Giuseppe Giupponi

10 Giugno 1940. L'eco della voce di Mussolini, che da Piazza Venezia dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra, giunge fino ai nostri paesi di montagna. La radio ce l'hanno in pochi, quasi nessuno. Ma la notizia corre subitanea su e giu' per le valli. I giovani capiscono che devono partire soldato. Sono spaesati, ma nei piu' c'e' la speranza che tutto finirà alla svelta. Difatti i Tedeschi, nostri alleati, l'hanno gia' occupata per metà, la Francia. "Ma noi in Francia finora c'eravamo andati a lavorare" pensa Nicola mentre rincola il mulo a stanga. Vita dura quella: sempre in mezzo ai boschi a tagliare piante per farne carbonella o tronchi da sega. A mezzogiorno un po' di pausa con qualche tozzo di pane con lo stracchino. Delle volte c'e' un pezzo di carne affumicata piu' un boccale di vino. Dura anche in Valle la vita: boschi, vacche, stalle e campi dal primo mattino a sera tardi. Tutti i giorni, sempre la stessa storia. Financo la domenica che le bestie non sentono il bisogno di fare festa, nè di andare a messa. Qualcuno la passa diversamente, ma e' sempre vita dura sia nella miniera che nella cava o a manovalare da muratore. Dieci e piu' ore di lavoro al giorno con la paga che fa bestemmiare per arrivare a fine mese. Ora c'e' la guerra e i giovani, uomini fatti o no, dovranno partire. Un'avventura drammatica e crudele che li spargerà prima in Francia poi in Grecia e in Africa. Quindi in Jugostalvia, in Russia e in altre lontananze. I piu' finiscono negli Alpini o nella Fanteria, percio' saranno destinati agli "inferni", per molti senza ritorno, della Grecia e della Russia. Se gli uomini partono soldato, la donna, che non ha piu' fratelli nè marito, diventa protagonista della vita sociale e famigliare. Le tocca la gestione della famiglia e del lavoro, specie quello contadino: deve curare i bambini (figli o fratellini) e i vecchi, star dietro alle bestie e accudire la casa, stalla e campo. Un protagonismo fatto di concreta aderenza alle varie necessità quotidiane. Per cui la donna diventa la "padrona" della situazione conquistando sul campo una dimensione nuova nei confronti dell'uomo. L'economia famigliare si basa quasi esclusivamente sulle attività agricole e sull'allevamento del bestiame i cui prodotti vengono barattati o venduti (una parte arriva all'ammasso statale) direttamente al cliente. Il che procura un'entrata spesso superiore al prezzo ufficiale (una parvenza di borsa nera).

Gli unici svaghi consentiti sono la messa e il vespro della domenica e l'incontro serale nelle stalle. I ragazzi frequentano solo i primi tre anni delle elementari. Frequenza contrassegnata da numerose assenze dovute ai disagi invernali e al lavoro minorile. Mamma e figli posseggono una "muta" sola, sopra e sotto. Sempre la stessa che viene continuamente rattoppata e rilavata. Nel mentre l'abito da sposa e il vestito della prima comunione vengono conservati in un cassetto come reliquie. Le scarpe e gli scarponi sono cose rare. I piu' usano gli zoccoli, magari ferrati e le galoscie che particolarmente piacciono ai ragazzi, specie d'inverno, quando si divertono a scivolare. La strada carrozzabile di fondo valle collega solo con i paesi piu' importanti (in parte, per la verità, poichè le frazioni a monte vengono raggiunte dalle mulattiere). Poi, oltre, solo sentieri. Questa la realtà della nostre Valli, ricche di fronde e di acque pulite; da quella di Serina alla Val Fondra, da Foppolo a Taleggio . Intanto la guerra continua e dal fronte arrivano, attese con ansia, le lettere dei soldati, loro cari, sparsi ormai in mezzo mondo. Ma, qualche volta, arriva anche la lettera del Ministero che certifica con formali parole che l'Alpino "Milesi" e' caduto combattendo, il Fante "Cavagna" e' stato fatto prigioniero dagli inglesi o il geniere "Carrara" e' ferito grave e rimarra' invalido. Alle mogli e alle mamme, sole e vecchie, viene concesso un sussidio che fa stringere il cuore per la pochezza. Trascorrono lunghi e tristi i primi tre anni e inizia il '43. Dai bollettini militari si intuisce che la facile vittoria non e' piu' a portata di mano. Cosi' in Africa Settentrionale, dove sono sbarcati gli Americani. Cosi' sul fronte orientale dove i Russi stanno contrattaccando con successo.

Quasi ogni giorno la radio annunciava bombardamenti sulle nostre città. In Valle Brembana sono cominciati a giungere gli sfollati, famiglie che fuggono (Milanesi in particolare) perche' sono rimaste senza tetto. Non c'e' bisogno di un decreto-legge la nostra gente li accoglie come fratelli. L'inverno e' particolarmente freddo; il vento gelido soffia fra i canaloni della valle. Intanto in Russia si sta consumando il martirio della nostra gioventu'. Sono alcune decine i soldati dell'alta Val Brembana , caduti nel freddo gelido della steppa, stretti dall'Armata rossa, fra il Don e il Volga. Solo gli Alpini della Julia riescono a sfondare l'accerchiamento a Nikolajewca (fatto che viene annualmente ricordato dai comuni e dagli Alpini dell'alta Valle Brembana , con il trofeo sciistico). L'estate del '43 segna due date decisive: 25 luglio, caduta del fascismo. 8 settembre, armistizio con gli alleati. La pace sembra cosa fatta. La nostra gente, che in gran parte non aveva parteggiato per il fascismo (anche se l'aveva tollerato) e' convinta che la guerra sia finita. "W la pace" colorano i ragazzi sui muri. Ma non e' cosi'. La guerra continua.... e sulle montagne, là dove c'e' una baita o un riparo, compaiono e si fanno d'attorno giovani un po' armati un po' no, vestiti tra il militare e il civile.... e affamati. Per cui i contadini danno loro da mangiare e qualche volta un posto da dormire. Chi sono ?. Sono ex soldati sfuggiti ai Tedeschi che hanno occupato l'Italia. Vogliono battersi per conquistare la loro libertà. Si chiamano Partigiani. Sono vestiti in maniera multiforme e portano al collo dei fazzoletti rosso o verdi, a secondo del gruppo cui appartengono. Ce ne' un po' dappertutto sulle montagne orobiche. La gente gli accoglie bene anche se costano sacrifici che, con lo scorrere del tempo, si assommano alla paura e all'angoscia quando i repubblichini e i Tedeschi rastrellano la Val Brembana per annientare la loro resistenza. Scontri durissimi avvengono  sulle montagne e attorno alle baite delle malghe. Scontri che provocano ovunque distruzione e morte.


I comandanti partigiani "Renato" Fasana e "Mario" Paganoni ( da destra), con il curato di San Giovanni Bianco Don Camillo Gandossi e i partigiani "Patera" e "Franco"

I rastrellatori, prima di ritirarsi, danno fuoco alle baite che hanno ospitato i partigiani, ostilmente chiamati "banditi". Le "Bande" sono composte per la maggior parte  da giovani venuti da via. Poi pian piano cominciano a farsi avanti anche quelli delle nostre comunità.
Non vogliono combattere a fianco dei Tedeschi e dei fascisti e si uniscono ai partigiani. Ce ne sono tanti a Taleggio (sul Monte Cancervo e sull'Alben), sopra Valtorta (Piani di Bobbio), sull'Avaro, nella zona di Roncobello e Carona presso il Rifugio Calvi e il Gemelli. In Val Serina , sulle montagne intorno a Cornalba e Zambla. Quindi nella zona di Sant'Antonio Abbandonato, a cavallo tra Zogno e Brembilla . Trascorsa la bella stagione incominciano i rastrellamenti per cui i partigiani devono ripararsi nei rifugi (quelli noti a noi tutti appassionati della montagna) e nelle baite poste ad alta quota. Rifugi che, piu' d'uno, al termine delle operazioni, si rova in condizioni disperate.

I partigiani superstiti della Val Serina , decimati a Cornalba, trovano rifugio e sosta al Curo' in alta Val Seriana. Le fiamme Verdi, a loro volta, si nascondono nelle miniere di Zorzone. Finalmente arriva la primavera del '45, gia' nell'aria prima di iniziare.
Il Rifugio Laghi Gemelli all'epoca
Come il Castelli che viene incendiato in occasione del grande rastrellamento dell'ottobre '44 in Val Taleggio e nelle vicine Valsassina e Valtorta. Cosi' l'Alben (poi ribattezzato Cesare Battisti). In alta Valle, il Calvi e il Gemelli, ridanno fiato e un po' di caldo ai partigiani della Cacciatori delle Alpi di Bartoli (quasi tutti della zona di Branzi e Foppolo, meno i comandanti) e al gruppo della 86^ Garibaldi di Paganoni (giovani di Piazza Brembana e Lenna ). Lungo i sentieri di montagna e' un continuo andirivieni di giovani armati. Il tempo della giostra per i Tedeschi e i fascisti sta per concludersi. Le brigate partigiane si gonfiano di volontari. La Valle e' diventata un torrente in piena. Anche la gente, dai bimbi ai vecchi, intuisce che sta' per succedere qualcosa di importante. "Ciao Partigiano" esclama il bimbo incontrandone uno con fazzoletto rosso e il cappello d'Alpino. "Ohella ! gli risponde salutando il giovane col parabello, che intanto sorride alla mamma. "A presto signora Linda". Ma non si vedranno piu'. Il partigiano scende a valle ed e' la liberazione. Siamo sul finire di Aprile, dolce mese di una primavera sospirata. Una fine d'Aprile che saluta la montagna che ha ospitato tanti giovani insegnando loro col sillabario della natura e della libertà, giorno per giorno. Ora questa libertà "imparata" i partigiani la portano in dono alla pianura e alla città. E la nostra gente, quassu', riabbracciati i reduci e pianti i caduti, ha continuato a vivere con dignità il rapposto quotidiano dell'uomo con la montagna.




Sussia abbandono o rinascita. Sussia e' un' antica frazione sopra San Pellegrino Terme raggiungibile percorrendo un'ora di mulattiera.
La storia della Valle Brembana il primo fu Antonio Baroni, la celebre guida di Sussia.
Via Mercatorum il Turismo Ŕ ambiente, cultura, scoperta e curiositÓ: le montagne della Valle Brembana.
Insediamenti in Valle Brembana vorrei esporre le mie idee riguardo alla popolositÓ dell'alta Valle Brembana.
Monte Cavallo Ŕ proprio di una piccola finestrella situata sulla facciata Nord.
Vita nel Rifugio Benigni ...Ŕ una giornata tiepida, il sole splende e la vista sulle montagne della Valtellina.
Vagabondando Brembano cammino, nessuno sulla montagna, nessuno per la Valle Brembana.
Le mani sulla roccia se non ero in Grigna, ero in Val Brembana dove i miei avevano una casetta per le vacanze.
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Riannodando quale vecchio filo fu mentre salivamo per la valle di Armentarga al passo di Valsecca verso il rifugio Brunone.
Escursione al Monte Aga ci alziamo di buon ora, la nostra meta quest'oggi Ŕ il Monte Aga in alta Val Brembana.
Contadini e valligiani gli enormi pred¨ che fanno da tetto agli antichi ricoveri della Valle d'Inferno.
Sassi in Valle Brembana la prima volta che mi trovai con le mani sulla roccia fu quando mio padre mi port˛ sulla "Baroni" al Diavolo.
Pagliari, la memoria nella pietra un Borgo Antico, fra i meglio conservati nella sua architettura rustica.
Un tuffo nel passato chi in queste poche righe cerca la cronistoria della Sottosezione alta Val Brembana.
Antiche vie di Comunicazione parlare ancora oggi della "Via Priula", dopo le numerose ricerche storiche.




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